Quando una mostra è inutile.
Il Museo Regionale di Scienze Naturali presenta la mostra “Osservatorio” di Margherita Mauro che
trasporta nelle sale del Museo la sua originalissima “scienza” fatta
di bagliori espressivi e istintivi che, nel contesto in cui sono
collocati affascinano e stupiscono ancora di più per via del contrasto.
Il confronto con i reperti delle collezioni del museo, rende questa
mostra un continuo contrappunto tra passato, presente e futuro. Dalle
forme più antiche nasce la cultura del nuovo creativo.
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sabato 25 maggio 2013
venerdì 17 maggio 2013
Scenari, Visioni e Frammenti dal Tecno-Medio-Evo
Suggestivo. Ma, a mio parere, non lascia il segno.
L’allestimento curato da Maurizio Corrado, con il contributo di Fabio Fornasari, si presenta come un'astronave a forma di sfera vegetale proveniente da un altro mondo e da cui si propagano: oggetti, opere, gesti e azioni che colonizzano la terra, “frammenti d'arte”, ibridi spazio-temporali che vengono dal nostro passato e vanno verso il futuro. L'astronave-sfera vegetalizza lo spazio circostante, creando luoghi in cui piante e licheni ricoprono improbabili rovine di un tempio alieno che costituiscono la base su cui appoggiano le opere d'arte in esposizione.
Il visitatore è catapultato in uno spazio vivo nel quale muoversi dove piante reali e fantastiche stanno in un rapporto alchemico e simbiotico di trasformazione. Una passeggiata spaziale fra opere d'arte, ispirate al Medio-Evo ed elementi della natura, in cui la comunicazione avviene in una raffinata forma ecologica e tecnologica. E qui entra in scena la testimonial dell'evento e regina dell'astronave: Eve, un agente cognitivo terrestre, creato nei nostri laboratori informatici più avanzati, ma anche un testimonial elettronico dell’evento Tecno-Medio-Evo, con ascendenze nobili e trans-storiche, molto vicina alle antiche dee del Mediterraneo di cui ha potuto seguire le vicende storiche, appassionanti, nei secoli passati.
L’allestimento curato da Maurizio Corrado, con il contributo di Fabio Fornasari, si presenta come un'astronave a forma di sfera vegetale proveniente da un altro mondo e da cui si propagano: oggetti, opere, gesti e azioni che colonizzano la terra, “frammenti d'arte”, ibridi spazio-temporali che vengono dal nostro passato e vanno verso il futuro. L'astronave-sfera vegetalizza lo spazio circostante, creando luoghi in cui piante e licheni ricoprono improbabili rovine di un tempio alieno che costituiscono la base su cui appoggiano le opere d'arte in esposizione.
Il visitatore è catapultato in uno spazio vivo nel quale muoversi dove piante reali e fantastiche stanno in un rapporto alchemico e simbiotico di trasformazione. Una passeggiata spaziale fra opere d'arte, ispirate al Medio-Evo ed elementi della natura, in cui la comunicazione avviene in una raffinata forma ecologica e tecnologica. E qui entra in scena la testimonial dell'evento e regina dell'astronave: Eve, un agente cognitivo terrestre, creato nei nostri laboratori informatici più avanzati, ma anche un testimonial elettronico dell’evento Tecno-Medio-Evo, con ascendenze nobili e trans-storiche, molto vicina alle antiche dee del Mediterraneo di cui ha potuto seguire le vicende storiche, appassionanti, nei secoli passati.
martedì 14 maggio 2013
Born somewhere - La forza del reportage
Bella mostra fotografica, con buone fotografie che non necessariamente devono esere belle ma significative, come spiega l'autore in un'intervista video. Lascia alla fine, però, un senso di tristezza.
E’ collocata nell’ambito delle iniziative del Festival Per Sentieri e Remiganti, giunto alla sua VII edizione, la mostra presente al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino: 50 scatti in bianco e nero del noto fotoreporter Francesco Zizola, tratti dal volume Born Somewhere (pubblicato in Francia dal prestigioso editore Delpire e in Italia da Fusi Orari) e stampati in grande dimensione.
Francesco Zizola ha passato gli ultimi tredici anni documentando le condizioni dell'infanzia nel mondo, dai figli delle guerre in Iraq, ai piccoli lavoratori dell'Indonesia, ai ricchi e alienati di Los Angeles. Born somewhere, "nato da qualche parte", racconta le vite dei bambini di 27 paesi.
E di forza ce ne vuole tanta per documentare quello che l’uomo sa fare all’uomo, in certi luoghi e in certe situazioni. Ma la vita si riprende, il bisogno di domani sa essere più forte di un oggi devastato. E, negli essere umani, la forza, l’istinto a vivere, a volte sa spalancare il sorriso anche nella desolazione, sa muovere i piedi nella ricerca di una nuova terra, sa far alzare gli aquiloni sopra a un paese devastato.
E’ collocata nell’ambito delle iniziative del Festival Per Sentieri e Remiganti, giunto alla sua VII edizione, la mostra presente al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino: 50 scatti in bianco e nero del noto fotoreporter Francesco Zizola, tratti dal volume Born Somewhere (pubblicato in Francia dal prestigioso editore Delpire e in Italia da Fusi Orari) e stampati in grande dimensione.
Francesco Zizola ha passato gli ultimi tredici anni documentando le condizioni dell'infanzia nel mondo, dai figli delle guerre in Iraq, ai piccoli lavoratori dell'Indonesia, ai ricchi e alienati di Los Angeles. Born somewhere, "nato da qualche parte", racconta le vite dei bambini di 27 paesi.
E di forza ce ne vuole tanta per documentare quello che l’uomo sa fare all’uomo, in certi luoghi e in certe situazioni. Ma la vita si riprende, il bisogno di domani sa essere più forte di un oggi devastato. E, negli essere umani, la forza, l’istinto a vivere, a volte sa spalancare il sorriso anche nella desolazione, sa muovere i piedi nella ricerca di una nuova terra, sa far alzare gli aquiloni sopra a un paese devastato.
sabato 4 maggio 2013
Ana Mendieta - She Got Love
Foto e video di arte primitiva e body art estreme; l'autrice, per aiutarci nella fruizione della mostra, intitola il 90 per cento delle opere "untitled" (senza titolo).
Ana Mendieta - She Got Love (Castello di Rivoli - Torino)
Allestita nei suggestivi spazi della Manica Lunga la rassegna Ana Mendieta. She Got Love, prima grande retrospettiva europea dedicata all’artista cubana. Il progetto, a cura di Beatrice Merz e Olga Gambari, si propone di rileggere la figura dell’artista come modello e icona per la performance e il video, la body art e la fotografia, la land art, l’autoritratto e la scultura. Nel lavoro di Mendieta (1948 – 1985) confluiscono, infatti, tutte queste componenti, linguaggi coniugati in un personalissimo alfabeto visionario e materico, magico e poetico, politico e progressista che aspirano a raccontare l’identità femminile a partire dalle radici culturali cubane dell’artista sino ad arrivare alla donna contemporanea. Nel suo lavoro esplora temi come l’individuo, i generi, la morte e la vita, la violenza e l’amore, il sesso, la rinascita, lo sradicamento, sempre trascendendoli, però, in un’organicità che si fa spirituale. Il suo corpo si mimetizza nella Natura, in una ricerca delle origini personali e collettive, con una volontà di ricongiungimento a un’eterna e universale energia cosmica, dove elemento umano, naturale e divino convivono. L’orizzonte concettuale e ideologico che ruota attorno alla figura femminile intesa non come fine a se stessa, ma come lente attraverso cui osservare la vita, muove da una fisicità carnale, impastata nella terra e nella natura, nella protocultura, per elevarsi alla spiritualità dell’essere, passando attraverso l’esperienza quotidiana. Segno inconfondibile delle sue opere è, infatti, una caratteristica silhouette femminile, un autoritratto essenziale realizzato in terra, fango, piume, fiori, foglie, cenere, polvere da sparo, rami, alberi, conchiglie, erba, ghiaccio, roccia, cera, corteccia, muschio, sabbia, sangue, acqua, fuoco.
Ana Mendieta - She Got Love (Castello di Rivoli - Torino)
Allestita nei suggestivi spazi della Manica Lunga la rassegna Ana Mendieta. She Got Love, prima grande retrospettiva europea dedicata all’artista cubana. Il progetto, a cura di Beatrice Merz e Olga Gambari, si propone di rileggere la figura dell’artista come modello e icona per la performance e il video, la body art e la fotografia, la land art, l’autoritratto e la scultura. Nel lavoro di Mendieta (1948 – 1985) confluiscono, infatti, tutte queste componenti, linguaggi coniugati in un personalissimo alfabeto visionario e materico, magico e poetico, politico e progressista che aspirano a raccontare l’identità femminile a partire dalle radici culturali cubane dell’artista sino ad arrivare alla donna contemporanea. Nel suo lavoro esplora temi come l’individuo, i generi, la morte e la vita, la violenza e l’amore, il sesso, la rinascita, lo sradicamento, sempre trascendendoli, però, in un’organicità che si fa spirituale. Il suo corpo si mimetizza nella Natura, in una ricerca delle origini personali e collettive, con una volontà di ricongiungimento a un’eterna e universale energia cosmica, dove elemento umano, naturale e divino convivono. L’orizzonte concettuale e ideologico che ruota attorno alla figura femminile intesa non come fine a se stessa, ma come lente attraverso cui osservare la vita, muove da una fisicità carnale, impastata nella terra e nella natura, nella protocultura, per elevarsi alla spiritualità dell’essere, passando attraverso l’esperienza quotidiana. Segno inconfondibile delle sue opere è, infatti, una caratteristica silhouette femminile, un autoritratto essenziale realizzato in terra, fango, piume, fiori, foglie, cenere, polvere da sparo, rami, alberi, conchiglie, erba, ghiaccio, roccia, cera, corteccia, muschio, sabbia, sangue, acqua, fuoco.
venerdì 26 aprile 2013
Dalla terra all'uomo
Dalla terra all'uomo - Yann-Arthus Bertrand (Forte di Bard)
Gli incredibili ritratti aerei del fotografo-registra francese Yann Arthus-Bertrand dedicati ai profondi e inquietanti cambiamenti ambientali del pianeta sono al centro del nuovo grande evento espositivo del Forte di Bard, Dalla Terra all'Uomo, visitabile dal 7 dicembre 2012 al 2 giugno 2013 nelle sale delle Cannoniere. L’esposizione si pone l’obiettivo di presentare in chiave artistica e divulgativa la migliore produzione dell’artista. Si tratta della prima retrospettiva italiana a lui dedicata.
Wildlife Photographer of the Year
Le migliori fotografie naturalistiche dell'anno, belle e interessanti.
Wildlife Photographer of the Year (Forte di Bard)
In anteprima esclusiva per l'Italia, si possono ammirare tutte le cento immagini premiate al più prestigioso concorso al mondo dedicato alla fotografia naturalistica (nell'ultima edizione 2012) organizzato dal Natural History Museum di Londra con il Bbc Wildlife Magazine.
La mostra è visitabile da sabato 2 febbraio a domenica 5 maggio 2013.
Wildlife Photographer of the Year (Forte di Bard)
In anteprima esclusiva per l'Italia, si possono ammirare tutte le cento immagini premiate al più prestigioso concorso al mondo dedicato alla fotografia naturalistica (nell'ultima edizione 2012) organizzato dal Natural History Museum di Londra con il Bbc Wildlife Magazine.
La mostra è visitabile da sabato 2 febbraio a domenica 5 maggio 2013.
Il premio, che si tiene ogni anno dal
1964, è senz’altro il più prestigioso al mondo nel suo genere, e in
questa edizione ha visto la partecipazione di oltre 48.000 concorrenti
provenienti da 98 paesi. In ognuna delle categorie, sono stati
selezionati i vincitori da una giuria di stimati esperti e fotografi
naturalisti.
Il premio più ambito, il Veolia Environnement Wildlife Photographer of the Year, è stato assegnato al fotografo canadese Paul Nicklen
per la sua fotografia Bubble-jetting emperor, un’immagine spettacolare
di pinguini imperatori, nel loro caotico mondo sottomarino, scattata nel
Mar di Ross, in Antartide.
Il Veolia Environnement Young Wildlife Photographer è stato vinto dall’inglese Owen Hearn,
con Flight paths nella categoria 11-14 anni. La foto ha come
protagonista una splendente aquila e sullo sfondo, in lontananza, un
aeroplano. La foto è stata scattata nel luogo originariamente scelto per
il terzo aeroporto di Londra, nel 1960, quando le aquile rischiavano
l’estinzione. L’opposizione alla costruzione dell’aeroporto e la
reintroduzione delle aquile, ha fatto sì che oggi questi uccelli possano
volare ancora.
Le prigioni del forte di Bard
Bella mostra multimediale in cui si scopre che Napoleone si arrabbio molto per essere stato rallenatto a Bard, talmente tanto che, dopo aver vinto a Magenta, lo fece radere al suolo. Ma i Savoia lo ricostruirono spendendendo quasi 2.000.000 (all'inizio dell'800 !!!)
La storia del Forte di Bard si svela in un nuovo spazio museale permanente. Aprono al pubblico le Prigioni collocate all’interno dell’Opera Carlo Alberto. Le anguste celle dove venivano rinchiusi i prigionieri ospitano un itinerario storico che guida il visitatore alla scoperta della storia del sito militare, per secoli strategico luogo di transito. Attraverso filmati, documenti e ricostruzioni 3d di grande impatto i visitatori possono conoscere l’evoluzione architettonica della fortezza e conoscere i personaggi che ne hanno segnato i principali avvenimenti storici dall’anno Mille alla sua ricostruzione nel 1830, sino ad arrivare ai giorni nostri.
La storia del Forte di Bard si svela in un nuovo spazio museale permanente. Aprono al pubblico le Prigioni collocate all’interno dell’Opera Carlo Alberto. Le anguste celle dove venivano rinchiusi i prigionieri ospitano un itinerario storico che guida il visitatore alla scoperta della storia del sito militare, per secoli strategico luogo di transito. Attraverso filmati, documenti e ricostruzioni 3d di grande impatto i visitatori possono conoscere l’evoluzione architettonica della fortezza e conoscere i personaggi che ne hanno segnato i principali avvenimenti storici dall’anno Mille alla sua ricostruzione nel 1830, sino ad arrivare ai giorni nostri.
sabato 20 aprile 2013
Dimenticare a memoria
Originale mostra dei più importanti libri della letteratura mondiale realizzati utilizzando pietre fossili e accompagnati da bellissime fotografie del Marocco, realizzate nei luoghi dove sono state raccolte.
Harry Gruyaert e Nicus Lucà "Dimenticare a memoria" (Fondazione Merz - Torino)
La mostra presenta i lavori del fotografo belga Harry Gruyaert e dell’artista torinese Nicus Lucà.
I 12 scatti a colori di Gruyaert realizzati in Marocco, nella regione del Tafilalt, trasportano l’osservatore in atmosfere inconsuete e misteriose; le foto di paesaggi naturali, di città adagiate sulle montagne, ma anche di esseri umani, somigliano a dipinti nei quali la luce e il colore entrano nello spazio per sottolineare i soggetti.
L’artista torinese Nicus Lucà realizza una biblioteca di 150 volumi tagliati in pietra fossile proveniente proprio dalla regione del Tafilalt, nel sud-est del Marocco, il più grande giacimento di fossili risalente al paleozoico del Nord Africa, e incisi con titoli di libri celebri. L’artista ruba agli scrittori la loro opera, si appropria delle loro parole che imprigiona per sempre in questa pietra millenaria che è una pittura di varietà infinita creata dal tempo e formata quando ancora la scrittura non esisteva. Ogni volume diventa una scultura che il visitatore può toccare, leggere e immaginare.
Harry Gruyaert e Nicus Lucà "Dimenticare a memoria" (Fondazione Merz - Torino)
La mostra presenta i lavori del fotografo belga Harry Gruyaert e dell’artista torinese Nicus Lucà.
I 12 scatti a colori di Gruyaert realizzati in Marocco, nella regione del Tafilalt, trasportano l’osservatore in atmosfere inconsuete e misteriose; le foto di paesaggi naturali, di città adagiate sulle montagne, ma anche di esseri umani, somigliano a dipinti nei quali la luce e il colore entrano nello spazio per sottolineare i soggetti.
L’artista torinese Nicus Lucà realizza una biblioteca di 150 volumi tagliati in pietra fossile proveniente proprio dalla regione del Tafilalt, nel sud-est del Marocco, il più grande giacimento di fossili risalente al paleozoico del Nord Africa, e incisi con titoli di libri celebri. L’artista ruba agli scrittori la loro opera, si appropria delle loro parole che imprigiona per sempre in questa pietra millenaria che è una pittura di varietà infinita creata dal tempo e formata quando ancora la scrittura non esisteva. Ogni volume diventa una scultura che il visitatore può toccare, leggere e immaginare.
Renè Burri "Jean Tinguely"
Dalle fotografie in bianco e nero di Burri si scopre quanto sia difficile montare le creazioni di Tinguely (ma non molto altro...)
Renè Burri "Jean Tinguely" (Fondazione Merz - Torino)
La mostra allestita nell’ampia sala al piano terra, raccoglie 122 scatti in bianco e nero e a colori realizzate dal fotografo svizzero all’artista nell’arco di un ventennio.
Burri osserva l’amico al lavoro nel suo studio, durante la realizzazione della scultura monumentale “Le Cyclop” vicino a Parigi, durante l’allestimento dei suoi lavori all’Esposizione Internazionale di Montreal, a Basilea e a Venezia. La serie fotografica si spinge oltre i confini dell’immagine ufficiale per catturare, con la disponibilità e complicità del soggetto fotografico, l’essenza, la personalità e la creatività dell’artista.
Renè Burri "Jean Tinguely" (Fondazione Merz - Torino)
La mostra allestita nell’ampia sala al piano terra, raccoglie 122 scatti in bianco e nero e a colori realizzate dal fotografo svizzero all’artista nell’arco di un ventennio.
Burri osserva l’amico al lavoro nel suo studio, durante la realizzazione della scultura monumentale “Le Cyclop” vicino a Parigi, durante l’allestimento dei suoi lavori all’Esposizione Internazionale di Montreal, a Basilea e a Venezia. La serie fotografica si spinge oltre i confini dell’immagine ufficiale per catturare, con la disponibilità e complicità del soggetto fotografico, l’essenza, la personalità e la creatività dell’artista.
Gerhard Richter
Dove si (ri)scopre che le foto si possono modificare anche senza Photoshop; e si impara una nuova parola: aniconico.
Gerhard Richter - Edizioni 1965 - 2012 dalla Collezione Olbricht (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo - Torino)
Gerhard Richter - Edizioni 1965 - 2012 dalla Collezione Olbricht (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo - Torino)
Le edizioni sono opere d'arte originali realizzate non
come pezzi unici, ma in un certo numero di copie: stampe, edizioni
fotografiche, dipinti, libri d’artista, manifesti e multipli (serie di
oggetti tridimensionali).
Nella loro sostanza, i lavori di Gerhard Richter traggono origine da
una profonda riflessività. L’artista scandaglia, con acuto spirito
critico, le possibilità e le condizioni dell’attuale produzione
artistica, ponendo domande fondamentali. Che cos’è un’immagine? Che cosa
può essere, sullo sfondo della nostra società mediatica, ma anche delle
lunghe tradizioni storico-artistiche? Nell’affrontare questi temi,
sceglie di non limitarsi a uno specifico stile o mezzo espressivo,
rivelando così il respiro universale delle sue istanze.
domenica 7 aprile 2013
Amore e psiche
Una mostra in cui prevale l'aspetto testuale rispetto a quello iconografico; e in cui si imparano nuove parole: uroborico, ctonie e orfico.
Amore e Psiche - Palazzo Barolo (Torino)
La mostra “Amore e Psiche, la favola dell’anima” si basa sull’interpretazione del mito in chiave platonica che venne data nell’Umanesimo: l’errore di Psiche consiste nel ritenere il divino come una realtà tangibile e verificabile con i sensi, mentre è solo il cuore che può percepirne pienamente la presenza.
“La vita attuale, ha dichiarato la curatrice della mostra Elena Fontanella, nega spesso all’uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dell’esistenza, siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori fatte di vuoti e silenzi che la vita ci mette davanti. Grazie all’aiuto di una delle favole più belle sull’amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell’anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia.”
Amore e Psiche - Palazzo Barolo (Torino)
La mostra “Amore e Psiche, la favola dell’anima” si basa sull’interpretazione del mito in chiave platonica che venne data nell’Umanesimo: l’errore di Psiche consiste nel ritenere il divino come una realtà tangibile e verificabile con i sensi, mentre è solo il cuore che può percepirne pienamente la presenza.
“La vita attuale, ha dichiarato la curatrice della mostra Elena Fontanella, nega spesso all’uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dell’esistenza, siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori fatte di vuoti e silenzi che la vita ci mette davanti. Grazie all’aiuto di una delle favole più belle sull’amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell’anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia.”
domenica 3 febbraio 2013
Salvatore Scarpitta
Auto, bende e slitte; ma c'erano anche altre due mostre di Pietro Gallina e Helena Hladilova che, per evidenti motivi, espongono le loro opere sempre insieme.
GAM Torino
La mostra si concentrizza in prevalenza sulle opere degli anni Cinquanta e Sessanta, con un’ampia sezione dedicata ai lavori realizzati con fasce o bende e tecnica mista, alcune tele estroflesse dipinte che testimoniano la tensione a sconfinare fuori dallo spazio pittorico a favore di una resa plastica e tridimensionale. A conclusione del percorso sono esposte alcune opere realizzate negli Stati Uniti negli anni Ottanta, in cui torna l’apertura di Scarpitta verso l’utilizzo di nuove tecniche e materiali, con l’inclusione di legno e oggetti come slitte. L’energia e il movimento che caratterizzano la produzione di Scarpitta sono ravvisabili in parallelo nella sua passione, mai estinta, per le corse automobilistiche alle quali spesso partecipava. Un’intera sezione della mostra è dedicata alle autovetture da lui realizzate, opere capaci di fare rivivere l’atmosfera del mondo dei circuiti della periferia americana e di portare l’arte in un contesto nuovo, diverso ed affascinante.
GAM Torino
La mostra si concentrizza in prevalenza sulle opere degli anni Cinquanta e Sessanta, con un’ampia sezione dedicata ai lavori realizzati con fasce o bende e tecnica mista, alcune tele estroflesse dipinte che testimoniano la tensione a sconfinare fuori dallo spazio pittorico a favore di una resa plastica e tridimensionale. A conclusione del percorso sono esposte alcune opere realizzate negli Stati Uniti negli anni Ottanta, in cui torna l’apertura di Scarpitta verso l’utilizzo di nuove tecniche e materiali, con l’inclusione di legno e oggetti come slitte. L’energia e il movimento che caratterizzano la produzione di Scarpitta sono ravvisabili in parallelo nella sua passione, mai estinta, per le corse automobilistiche alle quali spesso partecipava. Un’intera sezione della mostra è dedicata alle autovetture da lui realizzate, opere capaci di fare rivivere l’atmosfera del mondo dei circuiti della periferia americana e di portare l’arte in un contesto nuovo, diverso ed affascinante.
domenica 13 gennaio 2013
Freedom not genius
Interessante collezione di opere di arte moderna (e su scopre anche che Agnelli aveva un Modigliani sopra il letto e una statua di Canova in salotto...)
Damien Hirst ha iniziato a collezionare alla fine degli anni Ottanta, scambiando sue opere con quelle di artisti amici che con lui formavano il gruppo Young British Artists, gettando le basi di una delle più interessanti collezioni di arte al mondo.
La collezione Murderme ha continuato poi ad ampliarsi negli ultimi tre decenni con l’acquisizione di una sorprendente varietà di opere d’arte e tipologie di oggetti realizzati con tecniche e materiali diversi.
Questa è la seconda volta che la Murderme Collection viene svelata al pubblico. E Damien Hirst racconta che “sono passati sei anni dalla prima mostra di opere della Murderme Collection e sono davvero entusiasta che ce ne sia un’altra. La collezione è stata importante per me fin dall’inizio; ho sempre detto che è come fare una mappa della vita di qualcuno e questa mostra svela la mia evoluzione sia come collezionista che artista. E’ bello poter esporre molti dei miei artisti preferiti insieme, e credo che Freedom not Genius riveli molto di me, in un modo che normalmente non si vedrebbe. Raccogliere queste opere in un unico spazio, quando appartengono a epoche e luoghi così diversi è incredibile e sicuramente dice qualcosa su quello che è rimasto importante per l’umanità, gli artisti e per me”.
Per la mostra a Torino sono state scelte opere di 50 artisti, tra cui Franz Auerbach, Francis Bacon, Alberto Giacometti, Mario Merz, Bruce Nauman, Richard Prince e Andy Warhol, che saranno in dialogo con artisti della generazione successiva, tra cui Banksy, John Currin, Tracey Emin, Angus Fairhurst, Sarah Lucas and Rachel Whiteread.
Partendo da Nature morte au crâne et pot di Pablo Picasso, una contemporanea wunderkammer ospiterà una raccolta di memento mori, tema che ripercorre tutta la collezione Murderme. Maschere funebri, reperti antichi e dipinti di vanitas settecenteschi, fotografie vintage e calchi di teschi di epoche diverse, mettono in evidenza l’ossesione e il fascino di Hirst per la morte.
Damien Hirst ha iniziato a collezionare alla fine degli anni Ottanta, scambiando sue opere con quelle di artisti amici che con lui formavano il gruppo Young British Artists, gettando le basi di una delle più interessanti collezioni di arte al mondo.
La collezione Murderme ha continuato poi ad ampliarsi negli ultimi tre decenni con l’acquisizione di una sorprendente varietà di opere d’arte e tipologie di oggetti realizzati con tecniche e materiali diversi.
Questa è la seconda volta che la Murderme Collection viene svelata al pubblico. E Damien Hirst racconta che “sono passati sei anni dalla prima mostra di opere della Murderme Collection e sono davvero entusiasta che ce ne sia un’altra. La collezione è stata importante per me fin dall’inizio; ho sempre detto che è come fare una mappa della vita di qualcuno e questa mostra svela la mia evoluzione sia come collezionista che artista. E’ bello poter esporre molti dei miei artisti preferiti insieme, e credo che Freedom not Genius riveli molto di me, in un modo che normalmente non si vedrebbe. Raccogliere queste opere in un unico spazio, quando appartengono a epoche e luoghi così diversi è incredibile e sicuramente dice qualcosa su quello che è rimasto importante per l’umanità, gli artisti e per me”.
Per la mostra a Torino sono state scelte opere di 50 artisti, tra cui Franz Auerbach, Francis Bacon, Alberto Giacometti, Mario Merz, Bruce Nauman, Richard Prince e Andy Warhol, che saranno in dialogo con artisti della generazione successiva, tra cui Banksy, John Currin, Tracey Emin, Angus Fairhurst, Sarah Lucas and Rachel Whiteread.
Partendo da Nature morte au crâne et pot di Pablo Picasso, una contemporanea wunderkammer ospiterà una raccolta di memento mori, tema che ripercorre tutta la collezione Murderme. Maschere funebri, reperti antichi e dipinti di vanitas settecenteschi, fotografie vintage e calchi di teschi di epoche diverse, mettono in evidenza l’ossesione e il fascino di Hirst per la morte.
Degas
Un pò scarna di materiale, ma ben organizzata e utile a comprendere l'autore.
Edgar Degas (1834-1917) è uno tra i maggiori esponenti della pittura francese dell'Ottocento. Mentre ammira e medita la lezione dei grandi maestri del passato, in particolare i pittori italiani del primo Rinascimento, introduce continuamente innovazioni radicali che lo pongono a capo delle avanguardie artistiche della Parigi del suo tempo. Rifiutando le facili glorie dell'accademismo, che è ancora la corrente artistica dominante, non si accontenta di una formula ma si rinnova senza sosta, ed è questo a rendere affascinante l'evoluzione del suo stile, dagli inizi alle ultime opere.
Un tale percorso consente soprattutto di comprendere quanto la modernità del primo Novecento sia in debito con la tradizione alla quale Degas si rifece sempre. Le sue opere, nella loro varietà, devono essere intese come una perpetua ricerca di soluzioni estetiche, conformi alle esigenze dell'epoca, a problemi artistici ancestrali. Avendo compreso assai presto la necessità di rappresentare la realtà quotidiana, Degas inscrive ciò che raffigura - scene teatrali, piste da corsa o sale da bagno - all'interno di costruzioni plastiche prese in prestito dai maestri del passato.
Questa mostra si propone di seguire le tappe di una carriera particolarmente feconda, durata circa sessant'anni, a partire dalle eccezionali collezioni del Musée d'Orsay di Parigi, le più ricche al mondo di opere di Degas. La selezione comprende dipinti, disegni, sculture e soprattutto i delicatissimi pastelli per i quali è celebre: esempi di tutte le tecniche sperimentate in momenti diversi della vita da questo artista dal genio poliedrico.
Edgar Degas (1834-1917) è uno tra i maggiori esponenti della pittura francese dell'Ottocento. Mentre ammira e medita la lezione dei grandi maestri del passato, in particolare i pittori italiani del primo Rinascimento, introduce continuamente innovazioni radicali che lo pongono a capo delle avanguardie artistiche della Parigi del suo tempo. Rifiutando le facili glorie dell'accademismo, che è ancora la corrente artistica dominante, non si accontenta di una formula ma si rinnova senza sosta, ed è questo a rendere affascinante l'evoluzione del suo stile, dagli inizi alle ultime opere.
Un tale percorso consente soprattutto di comprendere quanto la modernità del primo Novecento sia in debito con la tradizione alla quale Degas si rifece sempre. Le sue opere, nella loro varietà, devono essere intese come una perpetua ricerca di soluzioni estetiche, conformi alle esigenze dell'epoca, a problemi artistici ancestrali. Avendo compreso assai presto la necessità di rappresentare la realtà quotidiana, Degas inscrive ciò che raffigura - scene teatrali, piste da corsa o sale da bagno - all'interno di costruzioni plastiche prese in prestito dai maestri del passato.
Questa mostra si propone di seguire le tappe di una carriera particolarmente feconda, durata circa sessant'anni, a partire dalle eccezionali collezioni del Musée d'Orsay di Parigi, le più ricche al mondo di opere di Degas. La selezione comprende dipinti, disegni, sculture e soprattutto i delicatissimi pastelli per i quali è celebre: esempi di tutte le tecniche sperimentate in momenti diversi della vita da questo artista dal genio poliedrico.
domenica 6 gennaio 2013
Robert Wilson
Ritratti in movimento a grandezza (quasi) naturale. Interessante.
«Credo che queste opere possano essere viste in numerose situazioni: in un museo, alla fermata della metropolitana, mentre si è in coda all’aeroporto. Potrebbero essere sul quadrante di un orologio da polso, in televisione, oppure un’immagine nella vostra casa, appese a una parete. Possono essere nella cornice di un camino, al posto del fuoco. Su una parete di casa, come una finestra, una finestra che ci mostra un altro mondo. È qualcosa di molto personale. Si tratta di un documento del nostro tempo. Sono ciò che io chiamo ritratti». Robert Wilson
«Credo che queste opere possano essere viste in numerose situazioni: in un museo, alla fermata della metropolitana, mentre si è in coda all’aeroporto. Potrebbero essere sul quadrante di un orologio da polso, in televisione, oppure un’immagine nella vostra casa, appese a una parete. Possono essere nella cornice di un camino, al posto del fuoco. Su una parete di casa, come una finestra, una finestra che ci mostra un altro mondo. È qualcosa di molto personale. Si tratta di un documento del nostro tempo. Sono ciò che io chiamo ritratti». Robert Wilson
martedì 1 novembre 2011
Stazione futuro
Il futuro dell'Italia in scena, tra cose più o meno risapute, curiosità ed idee geniali
Stazione Futuro è la mostra che racconta l’Italia degli anni a venire. Un futuro ipertecnologico e pieno di sorprese, eppure vicinissimo a noi. Questo perché, nel chiuso di importanti centri di ricerca universitari e aziendali, ma anche in molte case e studi privati, c’è già chi sta lavorando a progetti rivoluzionari, in grado di cambiare radicalmente una parte significativa delle nostre abitudini.
Stazione Futuro è la mostra che racconta l’Italia degli anni a venire. Un futuro ipertecnologico e pieno di sorprese, eppure vicinissimo a noi. Questo perché, nel chiuso di importanti centri di ricerca universitari e aziendali, ma anche in molte case e studi privati, c’è già chi sta lavorando a progetti rivoluzionari, in grado di cambiare radicalmente una parte significativa delle nostre abitudini.
Fare gli italiani
Molto ben curata, soprattutto dal punto di vista dell'allestimento. Molto densa di contenuti e messaggi, ma per fortuna c'è un bellissima card sulla quale "registrare" ciò che più interessa per poi rivederlo a casa propria sul sito internet della mostra.
I protagonisti della mostra sono gli Italiani, considerati di volta in volta nei loro aspetti di diversità, nella pluralità dei loro volti e delle loro tradizioni, ma anche in tutte quelle fasi che li hanno visti avvicinarsi e unirsi in un sentimento di comune appartenenza. Un percorso che riflette sul lungo processo di formazione dell’identità nazionale, con un grande allestimento multimediale di 10.000 mq che segue le tappe fondamentali della vicenda unitaria con due criteri narrativi paralleli. Uno cronologico, l’altro tematico.
I protagonisti della mostra sono gli Italiani, considerati di volta in volta nei loro aspetti di diversità, nella pluralità dei loro volti e delle loro tradizioni, ma anche in tutte quelle fasi che li hanno visti avvicinarsi e unirsi in un sentimento di comune appartenenza. Un percorso che riflette sul lungo processo di formazione dell’identità nazionale, con un grande allestimento multimediale di 10.000 mq che segue le tappe fondamentali della vicenda unitaria con due criteri narrativi paralleli. Uno cronologico, l’altro tematico.
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